Intervista alla storica voce italiana della WWE/World Wrestling Entertainment. Solo che qui, invece che di mosse letali, ci ha parlato dei segreti dei suoi tattoo

Ciao Luca, partiamo da un certo anniversario. Con il fedele Michele Posa, nel 2020, hai festeggiato i primi venti anni di partnership televisiva e a livello di telecronache…
In primis un saluto a tutti voi! Beh, senz’ombra di dubbio avere festeggiato vent’anni esatti come telecronista della WWE è stato un traguardo fantastico. Quando tutto è cominciato, nel settembre del 2000, mai e poi mai avrei pensato di poter arrivare fino a qui.

Luca Godzilla Franchini

La tua “relazione” con i tatuaggi, invece, quando inizia ufficialmente?
Quella è arrivata, più o meno, nello stesso periodo in cui ho dato il via alla mia carriera di telecronista. In pratica avevo già 35 anni e non ero più un ragazzino.

La consapevolezza nel tatuarsi è, a mio avviso, di fondamentale importanza.

Mi spiego: se inizi a “marchiarti” quando sei molto giovane, beh, un giorno potresti arrivare addirittura a pentirti d’averlo fatto! Invece, dell’inchiostro che decidi di metterti su pelle quando hai “l’età giusta”, di sicuro non te ne pentirai mai. Ed è esattamente quello che è accaduto a me.

Luca Godzilla Franchini

Ti sei mai sentito giudicato, all’epoca, da questa tua scelta?
Forse sì. Anche perché, è inutile far finta che il problema non esista. Se è per questo anche nell’anno domini 2020 c’è ancora parecchia gente a cui i tatuaggi danno fastidio; e addirittura determinati datori di lavoro non ti concedono l’impiego se ne hai di ben visibili.

Quindi, un po’ come succede con diversi piaceri della vita, anche questo va fatto in maniera assolutamente consapevole.

Effettivamente quel lampo che ti sei tatuato sopra l’occhio destro fa di te l’unico giornalista sportivo italiano con tatuaggi davvero visibili sul corpo. E tutto ciò all’interno di una categoria solitamente molto conformista nel…

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